Sempre dalla parte degli ultimi: Vincent Lindon torna In guerra con Brizé

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Sempre dalla parte degli ultimi: Vincent Lindon torna In guerra con Brizé

L’applausometro a Cannes è andato fuori scala alla fine della proiezione, in concorso anche se senza spazio in palmares, di In guerra, quarta collaborazione del regista Stéphane Brizé con Vincent Lindon. Una collaborazione che era già valsa alcuni anni fa allo schivo attore francese un premio per la migliore interpretazione, per La legge del mercato. “Un film senza il quale In guerra non sarebbe potuto essere realizzato”, arriva a dire il regista, in trasferta romana, al morettiano Nuovo Sacher, insieme al suo attore feticcio. Lindon non è certo uno che ama parlare di sé e delle sue interpretazioni, lo ha confermato una volta ancora. 

“Mi piace ascoltare le risposte di Stéphan, in generale le parole di un regista sono sempre più interessanti di quelle di un attore, ma se sei un po’ noto ti chiedono sempre di commentare, ma io i film li interpreto solo. Non so come faccio, ho il mio metodo di lavoro, ma non so quale sia. Sono superstizioso, per cui ho paura che se scoprissi come faccio non ci riuscirei più. Poi chiederlo trovo sia volgare, come chiedere a una donna come fa a essere chic o a un uomo come mai è così distinto ed elegante. Diciamo che cerco di avvicinarmi a quella persona come un fantasma, di mettermi nei suoi panni per alcuni mesi, usando gesti e movimenti che vedo utilizzare alla gente che incontro e rimangono in qualche spazio misterioso del mio cervello”.

In guerra prende spunto dall’immagine di due dirigenti di Air France aggrediti dagli impiegati fino a strappargli la camicia, raccontando una trattative sindacale fra 1100 operai e i proprietari tedeschi che vogliono chiudere la fabbrica nella provincia francese, nonostante i bilanci siano positivi per una quindicina di milioni l’anno. Un lavoro che utilizza il portavoce sindacale Vincent Lindon come architrave, unendo a lui un gruppo di non professionisti selezionati dopo un casting che ha provinato 600 persone, ognuno per un’ora. Niente è stato improvvisato, era tutto presente in una sceneggiatura curata fino ai dettagli per cercare il realismo più assoluto. Una vera seduta di oltre un’ora e mezza all’interno di un gruppo sindacale che dibatte e che si confronta con la proprietà e con il governo.

“Quelle immagini dei due con la camicia strappata, dopo uno sbalordimento iniziale e due minuti di empatia per loro”, ha detto il regista, “mi hanno portato a chiedermi cosa fosse successo prima perché degli uomini e delle donne arrivassero a un livello di collera tale da mettere in atto quella violenza. Ho messo in scena una dinamica simile, in un contesto che non ha, purtroppo, niente di eccezionale, alla ricerca dell’immagine mancante oltre quello che mostrava la televisione, che poi è quanto ho ricostruito attraverso la finzione. Senza prendere in giro nessuno, ma cercando di essere più dettagliato possibile, per legittimare la rabbia di quegli operai.”

Lindon non ha nascosto il motivo per cui ama lavorare con Brizé. “Non prende il pubblico per imbecille, non ordina cosa provare, poi ognuno la penserà come vuole. Ci vuole fiducia estrema per il tuo regista, sapere che andrà nella direzione ideale per lui, per il film, ma anche per te. Allora abbasso le difese, mi apro e non ho nessuna paura di risultare ridicolo, sapendo che se anche dovesse succedere in una ripresa lui non la metterà nel film finito. Allora posso essere libero di prendere rischi, come può succedere alle squadre di calcio durante le amichevoli. Come disse qualcuno, non ho un’opinione, ma un sentimento politico, sto dalla parte di chi non ha, rispetto a chi ha fin troppo. Due sono i grandi problemi del mondo di oggi, intorno ai quali tutto ruota: ci sono troppe persone che vivono in questo pianeta e la disuguaglianza nella ripartizione della ricchezza.”

In guerra uscirà nelle sale il 15 novembre distribuito da Academy Two, mentre stasera, mercoledì 7 novembre, Nanni Moretti introdurrà il regista e Vincent Lindon in un’anteprima aperta al pubblico al Nuovo Sacher di Roma, alle 20.45, mentre domani 8 novembre i due saranno all’Anteo di Milano, in una proiezione prevista alle 20.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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